Età scolare (Da 7 a 13 anni di età): scuola e autostima

Gli anni di sviluppo dai 7 ai 13 vedono un passaggio da un’interazione orientata alla famiglia a una maggiore esposizione alla società in generale.
Questa è l’età in cui i bambini passano dal trascorrere la maggior parte del tempo in casa accuditi dai genitori, all’ambiente scolastico con interazioni di gruppo su scala più ampia. Intorno a questa età si verifica un cambiamento fisico che segna l’ingresso definitivo a una nuova fase di sviluppo.

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Antroposofia ed età scolare

Nota: ogni bambino è unico e speciale (soprattutto per i suoi genitori!) e le informazioni contenute in questo articolo non vogliono imporre nessuno modello educativo, che andrebbe appunto sviluppato in base alla personalità, sviluppo e attitudini del bambino stesso

L’antroposofia (o Pedagogia Waldorf, sviluppata da Rudolph Steiner) considera l’inizio della perdita dei denti da latte come un’indicazione che i bambini stanno sviluppando nuove capacità di apprendimento. Steiner sostiene che, fino all’età di sette anni, i bambini imparano principalmente attraverso l’empatia e attraverso il gioco. In quanto tale, un insegnamento più formale è inappropriato e contro efficace. Intorno ai sette anni i bambini entrano in una fase di sviluppo diversa, indicata biologicamente dalla perdita dei denti da latte.

Da questa età alla pubertà, i bambini imparano attraverso i loro sentimenti e la loro immaginazione, consentendo loro una profonda connessione a livello dell’intuito. Sempre secondo questa teoria, è con la pubertà che i bambini sono in grado di apprendere attraverso il pensiero critico e l’applicazione dei concetti astratti.
In questa fase i bambini stanno ancora esplorando le loro capacità e competenze. Hanno acquisito un certo livello di autonomia dai genitori e, attraverso questo, sono in grado di avere un’idea di ciò di cui sono capaci, facendo determinate scelte appropriate all’età e iniziando a dare il proprio marchio al mondo.

Un bambino di questa età può sicuramente scegliere quali vestiti indossare o come arredare una camera da letto. Possono anche svolgere alcuni semplici compiti: rifarsi il letto, dare da mangiare all’animale domestico o essere responsabile di alcune faccende domestiche. Questa prospettiva è sostenuta dalla convinzione che noi, come esseri umani, abbiamo un innato desiderio di impegnarci con il mondo e di sperimentare noi stessi come fare la differenza. Dobbiamo sapere che siamo degni semplicemente perché siamo qui. Se questa convinzione è stata saldamente stabilita nei nostri primi anni, avremo una solida base con le “azioni umane” e svilupperemo l’autostima (saremo orgogliosi e titolari delle nostre capacità).

La scuola

Quando i bambini si trasferiscono in un ambiente scolastico formalizzato, avviene un cambiamento importante. Alla base del sistema educativo sta l’insegnamento delle informazioni e l’apprendimento degli strumenti di cui i bambini avranno bisogno quando entreranno nel mondo degli adulti.

Il sistema educativo fornisce un contesto per nuove opportunità di apprendimento; a scuola i bambini possano testare le loro capacità, sviluppare nuove abilità e iniziare a vedere se stessi come parte di un mondo più ampio.
L’ambiente scolastico offre anche l’opportunità di apprendere le dinamiche del rapporto con gli altri e l’arte della negoziazione; essere in una classe con molti altri bambini richiede infatti lo sviluppo di abilità sociali e cooperazione.


Questo può, a volte, essere una sfida più grande delle materie insegnate! Molti bambini incontrano le prime difficoltà con progetti di gruppo, non sapendo come bilanciare input e lavoro di squadra. Una lamentela sentita spesso dai genitori è: “Ci è stato assegnato un progetto di gruppo e ho dovuto fare tutto io”. Come bilanciare se stessi con gli altri può essere una sfida. Imparare a comunicare, scendere a compromessi o difendersi se necessario sono tutte abilità che possono essere apprese solo nel contesto di un gruppo. Un ambiente scolastico fornisce situazioni per sviluppare queste abilità. Sono indispensabili per raggiungere l’indipendenza e le capacità di collaborazione nell’età adulta.

Ciò che può rappresentare una sfida per un bambino che si sposta in una struttura sociale più ampia come la scuola, è l’implicita tendenza alla conformità. Il senso di sé e l’innata unicità e individualità devono essere represse per permetterci di coesistere in un gruppo. Ma questo non significa che la nostra individualità non abbia importanza. Si tratta di trovare i mezzi attraverso i quali rispettare se stessi nel contesto più ampio delle regole di un gruppo.

Questa è una lezione di vita significativa. La scuola può permettere ai bambini di sviluppare autostima e fiducia nelle loro capacità uniche. Ma, se non supportati e incoraggiati, i bambini possono sviluppare una profonda paura di commettere un errore, che porta alla paura del fallimento e al perfezionismo. Essere diversi o fare le cose in un modo diverso non è sbagliato. Ci porta a rispettare il consenso del gruppo e allo stesso tempo a riconoscere la validità della nostra prospettiva particolare.

Gli anni della scuola sono il banco di prova della vita; e l’esplorazione dei propri interessi personali e innati, consente al bambino di capire che sbagliare non significa essere sbagliati. Un bambino che è guidato ad esplorare la propria unicità e allo stesso tempo coinvolto nelle attività dei coetanei, è in grado di sentirsi sicuro di sé. È il momento di incoraggiare il rischio dell’esplorazione delle capacità personali, sostenendo gli sforzi e, nel processo, promuovendo lo sviluppo di una sana autostima.

Autostima

L’autostima è la valutazione soggettiva del proprio “valore”. L’autostima comprende sia convinzioni su se stessi (ad esempio, “Nessuno mi vuole bene”, “Sono il migliore”) che stati emotivi, come il trionfo, la disperazione, l’orgoglio e la vergogna.

L’autostima è una percezione prettamente soggettiva e, in quanto tale, non stabile nel tempo ma dinamica e mutevole. Il senso di autostima deriva principalmente dalle relazioni che ogni persona interiorizza e rielabora, sia le relazioni con noi stessi che quelle interpersonali. Siamo quindi noi stessi i primi responsabili del nostro livello di autostima.

C’è una crisi di autostima nella nostra cultura. Purtroppo, molte persone soffrono di una mancanza di autoriflessione positiva e portano avanti un messaggio interiore di biasimo; con la convinzione spesso inconscia che se gli altri sapessero veramente chi sono, sarebbero rifiutati. Questo è il messaggio della vergogna; e nonostante molte persone abbiano un’enorme capacità di nutrire empatia e compassione per gli altri, non sono in grado di dirigere quell’empatia e compassione verso se stessi.

autostima

L’autostima è collegata alla possibilità di sentirci liberi di esprimere il nostro potenziale (in inglese: empowerment. La vergogna inibisce l’autostima e quindi inibisce il potere di esprimersi attraverso il fare.

L’autostima è incoraggiata quando ci vengono dati messaggi che riflettono la nostra essenza e l’energia del nostro sforzo. I genitori aiutano i bambini a sviluppare l’autostima quando sostengono e incoraggiano i bambini in ogni fase dello sviluppo. Ciò non significa che non possano sgridare o correggere le scelte discutibili dei figli; basta solo che ciò avvenga senza criticare l’essenza del bambino. Ad esempio, dire “è stata una decisione sbagliata” è un messaggio completamente diverso da “sei un buono a nulla”. Il primo è un consiglio costruttivo che riguarda il “fare” e spinge al miglioramento. L’altro riguarda l’essere. I messaggi che criticano “chi siamo” provocano vergogna.

La voce del Critico Interiore

E in molti casi, questi messaggi provocano lo svilupparsi nell’adulto un feroce Critico Interiore; ovvero il genitore interiorizzato e critico che continua a ripeterci che non facciamo mai niente di buono. Continua a dirci che dobbiamo essere visti e non ascoltati. Ci dice che siamo cattivi, indegni o non amabili. È duro, rimprovera sempre, ma serve a uno scopo.

Il critico interiore vuole che abbiamo successo ed essere accettati dagli altri; però, cerca di raggiungere questo obiettivo in modi che sono distruttivi per il nostro senso di sé. È della massima importanza nello sviluppo dell’autostima essere consapevoli della voce del critico interiore. Non abbiamo bisogno di una voce che ci lancia insulti ogni volta che inciampiamo. Ma non abbiamo nemmeno bisogno di una voce interiore che ci dica sempre “dai, non importa, è troppo difficile per te”.

autostima

Quando abbiamo autostima, semplicemente vogliamo il meglio per noi stessi. Sappiamo di meritare il meglio; e sappiamo di avere gli strumenti dentro di noi per ottenere il meglio per noi stessi. Abbiamo bisogno, però, di una voce interiore che ci incoraggi; quando inciampiamo e cadiamo (ed è sicuro che lo faremo) ciò di cui abbiamo bisogno è un messaggio come: “Ehi, raggio di sole! Alzati. So che fa male. So che è difficile. Ma riprova. So che puoi farcela. Ho fiducia in te.” Questa voce di supporto è definito (ad esempio dalla cultura sciamanica) il nostro Sé Superiore. Non sempre ci dice cosa vogliamo sentire, ma riflette sempre la massima espressione del nostro potenziale e delle nostre capacità.

Quando dentro di noi abbiamo un solido senso di autostima, siamo in grado di operare da un livello superiore di empowerment. L’empowerment è autoreferenziale e deriva dal sapere chi siamo, quali sono i nostri bisogni, cosa vogliamo e dal credere di essere in grado di attualizzare le nostre esperienze. Non ha niente a che fare con gli altri.

Con l’empowerment arriva la capacità di essere noi stessi (abitare nella nostra verità) e creare confini appropriati. Abbiamo la responsabilità delle nostre scelte e decisioni, anche sapendo che a volte possono essere errori. Siamo in grado di affrontare momenti difficili o dolorosi sapendo che possono capitare, ma non ci definiscono. E forse la cosa più importante, essendoci potenziati (empowered), nel processo abbiamo appreso la capacità di potenziare gli altri, rendendoli responsabili anche dei loro sentimenti, scelte e azioni.

Empowerment e autostima sono le pietre angolari per diventare una persona autorealizzata.

Fonti e Libri di approfondimento

Riflessioni sullo sviluppo personale e psicologiche (5-10 Aprile)

Questo articolo fa parte di una serie di riflessioni da portare avanti lungo il corso dell’anno, seguendo i ritmi della natura; ecco perché ad ogni domanda corrisponde un giorno. Se non stai seguendo la Ruota dell’Anno, semplicemente lascia che il tuo istinto risponda alle seguenti domande e soffermati a riflettere su quelle che ti colpiscono di più o che suscitano in te sentimenti più forti:

  • 5 aprile: Quali messaggi valorizzanti che hai ricevuto dai tuoi genitori durante l’infanzia riesci a ricordare?
  • 6 aprile: rifletti su come ti sei sentito accettato in una cerchia di coetanei da bambino.
  • 7 aprile: in che modo sei stato incoraggiato a rischiare di commettere errori mentre esploravi le tue capacità da piccolo?
  • 8 aprile: rifletti su come lavori in team o in un contesto di gruppo.
  • 9 aprile: rifletti sulle situazioni nelle quali ti senti impotente.
  • 10 aprile: All’interno di una relazione, tieni in considerazione i sentimenti dell’altro più dei tuoi?
  • 11 aprile: Qual è la tua esperienza con la tua voce interiore?

Estratto da: Tiffany Lazic, “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

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