Riflessioni psicologiche sulla famiglia e lo sviluppo: dalla nascita ai 3 anni di età

Famiglia di origine

Nessuno di noi nasce isolato. Veniamo in questo mondo dipendenti dagli altri. Cosa assolutamente necessaria per sopravvivere nei primi anni della nostra vita, ed è vero in tutto il regno animale, sebbene con differenze tra le specie. Tutti i cuccioli sono vulnerabili e hanno bisogno di altri che ne garantiscano la sopravvivenza.

“Famiglia di origine” è un termine usato per descrivere il sistema o l’ambiente in cui abbiamo vissuto i nostri anni di sviluppo. La famiglia è il sistema che fornisce la struttura su cui si basa gran parte della nostra età adulta, sia nella ripetizione che nella reazione.

Sapere che aspetto ha una famiglia sana permette di comprendere ciò che potrebbe essere andato storto durante l’infanzia, riconoscere e rilasciare il dolore di quei primi anni e rivendicare il sostegno, la sicurezza e l’accettazione che fornisce un sistema familiare sano.

Sistema familiare sano

In una famiglia sana, ogni individuo è accettato e apprezzato per il suo contributo unico. C’è un importante sottofondo di rispetto che permette a ciascun membro della famiglia di avere la propria prospettiva particolare. Ogni membro della famiglia è prezioso, ma questo non significa che regni il caos. I genitori agiscono come i capitani della nave, per così dire, ma tutti su quella nave sono importanti e necessari affinché il movimento avvenga.

famiglia

I sistemi familiari malsani

I sistemi familiari malsani adottano la paura e il controllo, invece di rispetto e incoraggiamento. Come con qualsiasi forma di squilibrio, un sistema familiare malsano si sviluppa in uno dei due estremi polarizzati.

  • Il sistema di controllo, con regole fisse e rigide sono scolpite nella pietra. C’è poco o nessun riconoscimento delle diverse esigenze dei diversi membri della famiglia. Non c’è spazio per l’espressione o la discussione. Di solito c’è un’autorità assoluta che esercita il potere nella famiglia instillando vergogna e paura.
  • Il sistema caotico ha invece regole poco chiare o incoerenti. I venti possono cambiare a seconda dell’umore dei genitori o del coinvolgimento in una dipendenza. “Papà è chiuso e assente quando è sobrio, ma infuriato e autoritario quando è ubriaco.” Un insieme di messaggi contrastanti, con la conseguente necessità per i membri della famiglia di essere iper-vigili per prevedere come soffia esattamente il vento.

Nelle famiglie malsane si nega che qualcosa non va. Con una mancanza di comunicazione e uno scarso o nessun supporto per i sentimenti degli altri componenti del nucleo familiare, a volte diventa necessario ignorare il “bizzarro” e sviluppare difese e meccanismi di coping per cercare di proteggere se stessi. Questo va cambiato, è evidente, ed è una riflessione che La Ruota dell’anno ci spinge a fare.

Per approfondire: Il karma degli antenati. Come correggere gli errori degli antenati che danneggiano il nostro karma di Steven D. Farmer (Amazon)

Alfred Adler e l’identità sviluppata alla nascita

Ogni persona ha dei bisogni, ma il sistema familiare malsano non ha le basi per riconoscere e soddisfare i bisogni dei membri della famiglia. Nel tentativo di soddisfare tali esigenze, vengono assunti ruoli inconsci. Gli studi di Alfred Adler mostrano che i bambini sviluppano determinati ruoli a seconda dell’ordine nel quale nascono.

  • Primogenito (The Hero Child): l’eroe bambino compensa un sentimento interiore di inadeguatezza, cercando sempre un’attenzione positiva. Ci possono essere molti vantaggi nel cercare la perfezione. I riconoscimenti positivi possono alleviare temporaneamente la sensazione di inadeguatezza. Tuttavia, i costi sono davvero molto alti. L’essere accettati e accettabili è basato esclusivamente sulla percezione dall’esterno. E indipendentemente dai livelli di realizzazione raggiunti, il messaggio sottostante di inadeguatezza riduce ogni gioia derivante dal successo.
  • Secondogenito (Capro Espiatorio): ruolo conosciuto anche come la pecora nera o il ribelle. Il bambino capro espiatorio accetta il distintivo di “cattivo”, credendo inconsciamente che l’attenzione negativa sia preferibile a zero attenzioni. Ciò purtroppo conferma l’erroneo messaggio interiore di non essere abbastanza bravi. Il capro espiatorio viene spesso identificato come “il problema” nella famiglia, quando in realtà, il capro espiatorio esprime i problemi che sono inerenti al sistema familiare stesso.
  • Terzo figlio (The lost child): con poche aspettative di attenzione, il terzo figlio (noto anche come l’invisibile) è spesso accolto con sollievo dai genitori in un sistema familiare malsano. Il primogenito attira l’attenzione positiva e il secondogenito attira l’attenzione negativa. Sentendosi come un emarginato in famiglia, The Lost Child si ritira e si isola, creandosi un’illusione di indipendenza che maschera il dolore di non essere visto né sentito. Il vantaggio di essere il terzo figlio è l’autosufficienza, ma al costo di non sentirsi mai parte di una comunità.
  • Ultimo nato (La Mascot): questo ruolo è anche conosciuto come “il Clown”. Questo bambino cerca di dissipare la tensione familiare sottostante attraverso la leggerezza e l’umorismo. La mascotte tende ad essere perennemente bambino, favorendo un atteggiamento di dipendenza che inibisce l’assunzione di responsabilità.

È di grande beneficio, all’interno di questo ciclo nella Ruota dell’Anno, ripensare all’ambiente in cui si è stati cresciuti per avere un’idea di quali fossero le energie prevalenti che hanno gettato le basi per la nostra vita adulta. L’autorealizzazione è il processo tramite il quale diventiamo coscienti, consapevoli e autonomi.

La verità è che tutte le famiglie sono più o meno malsane. Conoscere le dinamiche che esistevano nella propria famiglia di origine e cosa potrebbe aver contribuito a tali dinamiche, è un enorme passo avanti per poter avere la possibilità di scegliere di creare dinamiche più sane nella propria famiglia di scelta.

Sviluppo: dalla nascita ai 3 anni

Dalla nascita ai 3 anni il processo di crescita è molto veloce, tanto che ci sono tre diverse fasi comprese nei primi tre anni.

1. Lo stadio infantile

Lo stadio infantile si riferisce ai primi nove mesi di vita. Questa è una fase altamente dipendente, nella quale il bambino è completamente sostenuto e nutrito dal corpo fisico della mamma. All’interno dell’utero, ogni esigenza del bambino è stata soddisfatta; e per i primi mesi di vita le necessità non sono diverse. La sfida è la capacità dei genitori di soddisfare ogni esigenza. Dato che siamo esseri umani con risorse limitate, abbiamo la garanzia di fallire. E questo va bene. Ci stanchiamo, o abbiamo altre cose che attirano la nostra attenzione, o stiamo cercando di destreggiarsi tra più cose diverse contemporaneamente. Avere successo al 100% non è la cosa importante. La cosa importante è comprendere il significato della costruzione della fiducia.

In questa fase, quando il bambino viene accolto nella tribù (famiglia di origine), il messaggio più significativo che deve essere vissuto è che i suoi bisogni saranno soddisfatti. È impossibile per il bambino soddisfare da solo i propri bisogni. Questa è dunque la fase in cui sviluppiamo la fiducia: sapere che i nostri bisogni saranno soddisfatti, che siamo al sicuro, siamo amati e accettati.
Il mirroring aiuta il bambino a imparare come agire e rispondere; le informazioni vengono filtrate osservando come rispondono gli altri, in particolare la mamma. L’intreccio (la fusione della propria personalità nell’esperienza della personalità di un altro “Io sono te”) in questa fase va assolutamente bene e, di fatto, è necessario. È il modo in cui il bambino sta imparando ad acclimatarsi. Il tempo per la differenziazione verrà.

2. Il bambino impara a camminare

La fase “il bambino impara a camminare”, che dura dai nove mesi ai tre anni di età, coinvolge due elementi distinti: opposizione ed esplorazione. Questo è il primo grande movimento nel lunghissimo processo di crescita verso l’autonomia. Qual è l’evento epocale che alimenta questo movimento? La mobilità. Una volta che un bambino impara a camminare da solo, introduce l’elemento di grande impatto dell’opzione e della scelta. “Posso andare qui o posso andare lì.” In questo modo iniziamo a ritagliarci una personalità unica e un senso di sé auto-determinato. Ciò diventa subito evidente con l’apparizione del famigerato “NO!”. Per quanto possa essere frustrante per i genitori, quando un bambino dice di no, ciò che viene effettivamente detto è:

“Capisco come vuoi che io veda il mondo, ma in realtà lo vivo in modo molto diverso da te e quindi rifiuto la tua prospettiva.”

Gustissimo, anche se non è un messaggio verso il quale ci si dovrebbe inchinare. Un bambino di due anni non ha ancora abbastanza esperienza del mondo per sapere se il suo punto di vista è sicuro. Pertanto, è compito dell’adulto stabilire alcuni limiti e garantire la sicurezza delle nuove esperienze. Il bambino, dal canto suo, eserciterà la propria forza di volontà. Questo è un elemento importante dello sviluppo. Se un genitore è in grado di riconoscere che agire in base alla volontà è la prima incursione nella conoscenza di sé e non vederlo come una lotta per il potere, sarà molto più facile stabilire i confini appropriati in modo amorevole ma fermo. Dobbiamo esprimere i nostri sentimenti e desideri. Dobbiamo essere incoraggiati a esplorare. Ma dobbiamo anche essere informati su cosa è appropriato e cosa è sicuro.

Da adulti, come abbiamo vissuto e come siamo stati supportati e guidati in questi primi anni ha un enorme impatto sul nostro sul nostro approccio alla vita. Gli adulti che da bambini hanno subito traumi in questi primi anni di vita possono trovarsi incapaci di fidarsi di se stessi, delle proprie scelte o di altre persone. Non rendendosi conto di aver interiorizzato un messaggio di sfiducia dalle primissime esperienze di bisogni trascurati, gli adulti diffidenti vedono nell’ambiente che li circonda la prova della loro prospettiva. La paura dell’abbandono deriva da questo momento. Per alcuni adulti, la prospettiva della fine di una relazione può suscitare emozioni di panico simili a una minaccia per la sopravvivenza. Questo fa riferimento all’esperienza dei bisogni trascurati nell’infanzia, un periodo in cui sembrava davvero che essere abbandonati fosse la fine del mondo. Vi siete mai trovati di fronte all’isteria di un bambino smarrito? Non sapere dove sia la mamma porta al terrore totale. A un livello profondo, istintivo, temiamo per la nostra stessa sopravvivenza.

3. Tre anni di età

All’età di tre anni i bambini che vengono allevati in un ambiente stabile e sano avranno sviluppato un senso positivo di sé separato dalla mamma. Avranno iniziato a mostrare tratti di personalità unici e avranno stabilito un approccio curioso al mondo con la volontà di esplorare senza paura, ma con equilibrio e cura. A questa età, da una prospettiva ideale, saranno state create le solide fondamenta della fiducia e dell’autonomia.

Riflessioni psicologiche e evolutive personali (4-10 Gennaio)

Queste riflessioni fanno parte del più grande progetto chiamato Ruota dell’Anno per riconnettersi con i cicli naturali. Sapevi, ad esempio, che Gennaio è il mese migliore per riflettere sulla famiglia d’origine?

  • 4 gennaio: quanto ti senti di aver fiducia?
  • 5 gennaio: quale ruolo potresti aver svolto nella tua famiglia di origine?
  • 6 gennaio: quanto ti senti a tuo agio nell’assumerti dei rischi?
  • 7 gennaio: quanto sei stato incoraggiato a esplorare cose nuove durante l’infanzia?
  • 8 gennaio: Quanto ti senti a tuo agio nel dire di no?
  • 9 gennaio: in che modo ti senti perfetto?
  • 10 gennaio: chi o cosa costituisce la tua tribù?

Estratto da: Tiffany Lazic, “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

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