Sentimenti & Età Prescolare (da 3 a 6 anni)

Riflessione sullo sviluppo: Età Prescolare (da 3 a 6 anni di età)

L’età tra i tre ei sei anni può essere un periodo meraviglioso e avventuroso per bambini e genitori. In questa fase dello sviluppo i bimbi hanno la capacità di muoversi con le proprie forze; il mondo è appena nato per loro, e vogliono sapere tutto al riguardo. Sono in grado di comunicare le loro esperienze e porre domande sulle nuove cose che incontrano.

I bambini di questa età sono ancora molto fluidi nel loro senso del tempo. Possono, ad esempio, stare a fissare una lumaca per quindici minuti. I genitori (e più in generale gli adulti), invece, hanno una forte consapevolezza del tempo, cioè della mancanza di una quantità sufficiente di tempo. Dedicare quindici minuti a meditare su una lumaca può suscitare sentimenti di impazienza. Un genitore che riesce a ritagliarsi il tempo per mettersi accanto al bambino ed entrare nell’esplorazione della lumaca riceverà in dono la meraviglia.

Questo è un periodo di precoce indipendenza e straordinario apprendimento. I bambini di questa età iniziano a immaginare chi sono: cominciano a sviluppare la sensazione di essere maschi o femmine, di essere come mamma o papà, del loro posto in famiglia e di ciò che possono fare. Spesso vogliono mettersi in gioco ed essere coinvolti. Non hanno la sensazione di NON saper fare qualcosa. Se la mamma sta dipingendo, vogliono dipingere. Se papà fa giardinaggio, vogliono fare il giardinaggio. Questa è una meravigliosa opportunità per i genitori, per incoraggiare i bambini a contribuire e prendere parte alle attività in modo diretto e adeguato all’età. Coinvolgere i bambini in attività utili a questa età pone le basi per bambini soddisfatti nelle età successive.

Immaginazione e curiosità

Questa è l’età in cui entrano in gioco i pensieri, non importa quanto generalizzati, sull’essere un adulto; l’era dell’immaginazione e della fantasia. Se incoraggiate, queste due attività si evolvono in qualità benefiche come la capacità di risoluzione dei problemi e il pensiero creativo.

L’immaginazione è un processo di creazione attivo supportato dal gioco. Da adulti, spesso restiamo sorpresi da quanto i bambini si impegnano nel loro gioco; è un lavoro importante per loro. Ma molti di noi adulti hanno perso la capacità di immaginare e, quindi, rimangono bloccati quando cercano di attivare il cambiamento. Non possono letteralmente immaginare uno scenario diverso.

Chiedi a un bambino di risolvere il problema (ad esempio, “Come farai a portare il drago dalla cima del castello alla sua caverna?”), E lui o lei troverà cinque diverse possibili opzioni. Non importa se le soluzioni sembrano essere pazze (ad esempio, “Questa mongolfiera si abbasserà e la raccoglierà!”); l’importante è che il loro cervello sta esplorando diversi percorsi possibili, piuttosto che arrendersi e dire : “Non lo so”, che è un ritornello spesso sentito negli adulti.

Questa è l’era del famigerato “Perché?” Una domanda, che i bambini sembrano in grado di portare all’ennesima potenza. Ogni risposta diventa l’opportunità per una nuova versione della domanda del perché e, il più delle volte, arriva un punto in cui l’adulto semplicemente non ha più la risposta. Questo è un altro modo in cui i bambini esplorano il mondo. Stanno cercando di capirlo e di mettere insieme i pezzi del puzzle.

Bambino Interiore

Anche all’interno di The Great Work si parla di una modalità di crescita personale molto potente: il bambino interiore. Chiamata in inglese “Inner Child Work”, aiuta ad affrontare i problemi attuali e i blocchi emotivi, ricollegandosi a quell’aspetto del sé che ancora risponde alla magia e alla meraviglia del mondo; che è in contatto con le proprie esperienze e percezioni; e questo essere in contatto con le emozioni non è fonte di messaggi interiori di vergogna.

È in età prescolare che, il più delle volte, si trova l’impronta e il ricordo del dolore originale che ci ha portato sulla via della disconnessione con il sé e del comportamento adattivo. Riconnettersi al Bambino Interiore (ascoltando i suoi bisogni, celebrando la sua visione del mondo, incoraggiando la sua espressione di sé) apre una nuova fonte di energia, vitalità, creatività e gioia che possiamo rivendicare da adulti. Questa età offre i doni dell’esplorazione, dell’immaginazione e della curiosità. Ci apre all’esperienza di essere nel momento e di cogliere l’intera avventura di ciò che quel momento offre. Tutte queste sono esperienze significative a cui avere accesso, indipendentemente da quanti anni abbiamo.

Come capire il nostro bambino interiore (inner child)

Abbiamo tutti, dentro di noi, un Bambino Interiore. Questo aspetto del sé può essere sepolto in profondità sotto la superficie nelle nostre menti inconsce, ma ci influenza ancora quotidianamente. Ad esempio, rispondi sinceramente a queste domande:

  • Hai mai avuto ansia nei confronti di figure autoritarie, compresi i capi?
  • Mai avuto forti reazioni emotive a determinate situazioni?
  • Ti sei mai vergognato?
  • Interrompi mai l’impulso in te stesso di fare qualcosa di sciocco o divertente?
  • “Dovrei” è la parola più usata nel tuo dialogo interiore?

Tutti questi (e molti altri) sono indicatori che il tuo Bambino Interiore è lì, cercando di comunicare con te. Da adulti, invece di dedicare un momento ad ascoltare ciò che quell’aspetto del sé ha da dirci, tendiamo a respingere i sentimenti e ad arruolare meccanismi di coping ben consumati che, il più delle volte, sono diventati obsoleti e disfunzionali. Piuttosto che esplorare l’ansia, diventiamo timidi e schivi. In risposta a intense emozioni, ci ritiriamo e ci tagliamo fuori dagli altri. Ci vergogniamo e cerchiamo di accontentare le altre persone. Tentiamo una miriade di altri modi per respingere i sentimenti di disagio, chiudendo di nuovo il nostro Bambino Interiore dietro una porta.

Connettersi al nostro Bambino Interiore non significa che ci diamo la licenza di comportarci come vogliamo, indipendentemente dalle conseguenze. Non significa gelato a colazione, ma significa ascoltare i messaggi interiori profondi, sapendo che hanno validità. Significa darsi la possibilità di fare una scelta diversa. È nel riconoscere che il desiderio di gelato a colazione forse è collegato da una mancanza di esperienze gioiose negli ultimi tempi; e cercare altri modi per incoraggiare la gioia nella vita.

Modi per connettersi col tuo Bambino Interiore

Ci sono molti modi meravigliosi per riconnettersi con il tuo Bambino Interiore. Non ti costa niente, prova e vedi cosa succede:

  • Trova una foto di te stesso da bambino e mettila in un posto dove la vedi spesso.
  • Crea una cronologia della tua vita dalla nascita all’età adulta e annota gli eventi significativi.
  • Se hai dei ricordi d’infanzia (un animale di peluche o qualcosa che hai disegnato), tiralo fuori dalla soffitta.
  • Chiedi ai membri della tua famiglia cosa ricordano della tua personalità quando eri bambino.
  • Concediti del tempo per dedicarti ad attività divertenti che piacevano quando eri bambino (arrampicarsi, colorare, ballare).

Anche se uno dei modi più potenti per interagire con il tuo Bambino Interiore resta la meditazione:
“Respirando profondamente, visualizza un’immagine di te stesso da bambino e, durante la meditazione, presta attenzione a come quel bambino risponde a te. In uno stato meditativo, inizia a dialogare con quel bambino, chiedendogli quali sono le sue speranze e sogni, le sue paure e le sue ferite. Impegnati ad ascoltare quel bambino e a convalidare la sua voce“.

Un adulto ha una comprensione delle regole di impegno e responsabilità della società. L’adulto deve essere quello, in ultima analisi, a fare la scelta sana, ma prendersi un momento per consentire al Bambino Interiore di esprimersi è ciò che crea la scelta invece che l’obbligo. Questo cambiamento di per sé fa un’enorme differenza nel modo in cui viviamo le nostre vite. Abbiamo tutti quel Bambino Interiore dentro di noi. Abbracciare quell’aspetto del sé e vedere il mondo attraverso i suoi occhi serve sempre a portare un’esperienza a spettro completo nelle nostre vite.

Libri per approfondire il tema del bambino interiore:

Sentimenti

Viviamo in un mondo che eleva la logica e la ragione molto al di sopra delle emozioni e dei sentimenti. Da quando il filosofo Descartes ha proclamato: “Cogito ergo sum (penso, quindi sono)”, abbiamo dato la priorità a un approccio razionale alla vita; e abbiamo escluso il mondo emotivo e irrazionale. Prendiamo decisioni sulla base delle prove davanti a noi, indipendentemente da ciò che i nostri cuori o il nostro istinto sta cercando di dirci.

È vero che dobbiamo controllare l’emotività, ma guardando il dilagante uso di farmaci per alleviare l’ansia e la depressione, o anche lo stato allarmante del pianeta, sembra che l’appellarsi alla ragione non abbia molto funzionato.

Il problema che i filosofi, come Descartes, avevano con le emozioni è che le emozioni sono soggettive e mutevoli. In altre parole, possono avere la tendenza a spostarsi con il vento e, come tali, non sono affidabili. Persone diverse possono provare sentimenti diversi in risposta allo stesso evento, quindi come facciamo a sapere quale sensazione è reale? Per rendere le cose ancora più complicate, come esseri umani abbiamo delle preferenze sui sentimenti. “Felice, gioioso, allegro, grato e entusiasta” sono cose buone. “Triste, ferito, spaventato, ansioso e impaurito” sono cose negative.

Passiamo molto tempo, consapevolmente o inconsciamente, a cercare di eliminare i sentimenti negativi, anche se significa ignorare palesemente il presentarsi di un’emozione spiacevole. “Paura? Io?” Non mi hai ferito, sto bene.”

Emozioni: uno strumento per l’indagine interiore

È utile ricordare che emozioni e sentimenti sono semplicemente energia che ha la capacità di muoversi attraverso di noi, se permettiamo che quel flusso scorra. Non sono né buoni né cattivi, non più di quanto un piede destro o un orecchio sinistro siano buoni o cattivi. I sentimenti sono uno strumento attraverso il quale possiamo capire di più su noi stessi, mentre vediamo la nostra esperienza del mondo filtrata attraverso la loro espressione.

sentimenti

Ecco un esempio tratto dal libro The Great Work:
Se sono consapevole che mi sento ansioso ogni volta che mi avvicino all’acqua, questo mi dà informazioni sulla mia percezione dell’acqua, ovvero che rappresenta per me qualcosa di minaccioso. Questo può aprirmi al ricordo di qualcosa che potrei aver dimenticato, forse un’esperienza spaventosa legata all’acqua quando ero un bambino. L’acqua in sé non è male, né lo è l’emozione. Ma ascoltare l’emozione può offrire un messaggio utile. “Ricordi quella volta che ti sei tuffato in acqua senza guardare, e l’acqua era più bassa di quanto pensassi e ti sei rotto il piede sul fondo della piscina? Bene, questa volta, che ne dici di goderti l’acqua ma essere al sicuro? ”

Estratto da: Tiffany Lazic, “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

Quando siamo in grado di capire i messaggi che si nascondono dietro le nostre emozioni, non solo cresciamo a livello personale, ma abbiamo anche la possibilità di lasciare andare qualche vecchio dolore.

Fluidità emotiva

Per vivere appieno la nostra vita, dobbiamo essere aperti alla gamma completa delle emozioni e sviluppare un linguaggio correlato, per essere chiari con noi stessi e con gli altri. Questo è ciò che viene chiamato fluidità emotiva, ovvero il riconoscere che il linguaggio delle emozioni è un linguaggio significativo ed eloquente come qualsiasi altro.

Siamo, però, creature complesse e raramente, se non mai, sperimentiamo una singola emozione alla volta. Anche il riconoscere questo sistema di sentimenti contribuisce alla fluidità emotiva.

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Ricordiamoci che le emozioni cambiano costantemente; ma ci sono alcune costanti generali su cui possiamo fare affidamento. Posso sapere senza dubbio che amo mio figlio. Ma anche nel contesto di quell’amore, ci possono essere giorni in cui la frustrazione o la tristezza sono prevalenti. Le emozioni possono cambiare di giorno in giorno, anche di ora in ora. Saperlo ci aiuta a non attaccarci troppo a un certo stato d’animo.

È importante onorare i nostri sentimenti e ascoltare ciò che hanno da dire, ma quando li senti cambiare, è importante che accada. Non aggrapparsi alla rabbia che sembra si stia dissipando, ad esempio, perché ci si sente in diritto di essere arrabbiati o si “dovrebbe” essere arrabbiati.

Continuando ad esplorare la nostra vita interiore attraverso la Ruota dell’Anno, il Bambino Interiore è il custode delle nostre emozioni; l’aspetto interiore del sé e le nostre emozioni sono la stessa cosa. Il lavoro di connessione al nostro Bambino Interiore abbraccia anche e soprattutto la nostra vita emotiva.

Sfumature dei sentimenti: vergogna e senso di colpa

Ci sono centinaia di sentimenti, e ulteriori sfumature di significati. Ognuno di loro ha un senso, un’intensità e una connotazione leggermente diversi. Ci possono essere molte varianti di rabbia: irritato, frustrato, infastidito, furioso. E molte varianti di felice, con una vasta gamma di emozioni in questa categoria che elevano, creando un senso interiore di ottimismo e positività su noi stessi, gli altri e il mondo.

C’è un’emozione che si distingue dalle altre; un’emozione spiacevole di base che può essere vissuta come agganciata o connessa alle altre. La vergogna. Spesso, quando proviamo una delle altre emozioni spiacevoli, c’è questo sentimento sotterraneo di vergogna che rende molto difficile iniziare l’analisi dell’emozione iniziale.

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Proviamo rabbia per un commento che qualcuno ci ha fatto, immediatamente seguita da vergogna per la rabbia in primo luogo, o per la sensazione che il commento abbia validità.

Uno dei fattori che complicano l’identificazione dell’emozione “vergogna” è che spesso si intreccia con il senso di colpa. Spesso le persone si riferiscono al sentirsi in colpa, quando ciò che stanno realmente provando è vergogna.

Il senso di colpa e la vergogna tendono a svilupparsi nei bambini di età compresa tra 3 e 6 anni e queste due emozioni molto diverse si confondono. Una può essere utile e direttiva, e l’altra debilitante e distruttiva per l’anima.

Che cos’è il senso di colpa?

Il senso di colpa è la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato. È la nostra coscienza. Ci aiuta a mantenere le nostre scelte e azioni in linea con ciò che siamo e con ciò che intendiamo essere. Oltre a rispettare le regole e linee guida generalmente accettate dalla società.

Se ti senti in colpa, chiediti:

  • Cosa ho fatto che forse avrei potuto fare diversamente? Quale scelta o azione diversa avrei potuto intraprendere?

Se c’è una risposta a queste domande, allora stai provando un senso di colpa. Il senso di colpa ci guida a fare ammenda o a sapere che possiamo fare una scelta diversa in futuro. È connesso a ciò che facciamo, quindi è possibile affrontarlo al di fuori di noi stessi, nel mondo.

Che cos’è la vergogna?

La vergogna porta un messaggio molto diverso. Ci dice che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in noi. Non si tratta di una scelta che abbiamo fatto, ma di chi siamo (il nostro “Essere”).

La vergogna ci dice che siamo imperfetti, e quindi non amabili. La vergogna ci ferma sui nostri passi e prepara il terreno per isolarci dagli altri.

Se ti poni le stesse domande del senso di colpa, ma non sei in grado di identificare quale diversa scelta o azione avresti potuto fare, è probabile che tu stia provando vergogna. Non si tratta di ciò che abbiamo fatto, ma della convinzione che qualunque cosa faremo, saremo respinti.

Poiché spesso proviamo vergogna in relazione ad altre emozioni, ci vergogniamo di noi stessi per i sentimenti che proviamo. Questo diventa un percorso molto complicato. Per proteggerci dal provare vergogna, rifiutiamo o reprimiamo altre emozioni, tagliandoci fuori dalla nostra autenticità e verità.

Abbiamo un naturale impulso all’auto-protezione e un innato bisogno di essere accettati dagli altri. In molti modi questo richiama alla sopravvivenza. Abbiamo imparato all’inizio dell’evoluzione dell’umanità che la nostra sopravvivenza dipendeva dall’essere accettati dal gruppo. L’isolamento era una minaccia.

Psicologicamente, se ci portiamo dietro il messaggio profondo interiore che siamo imperfetti (vergogna), creiamo modi per garantire che nessun altro sia in grado di vedere questo difetto. A livello inconscio, non consideriamo nemmeno la possibilità di NON essere imperfetti. Invece, sviluppiamo innumerevoli meccanismi di coping per proteggerci dal provare vergogna.

Meccanismi di coping

Un meccanismo di coping è qualsiasi reazione interna che ci allontani dall’ascoltare le nostre emozioni e / o provare vergogna.

Ci sono due principali approcci inconsci per proteggerci in questo modo: difese e sub-personalità.

sentimenti

Immaginati come un castello. La tua vita interiore, i tuoi sentimenti e la tua verità sono tutti rappresentati da questa struttura. È pieno di bellezza e saggezza che è preziosa per te, ma poiché non credi che gli altri la vedranno allo stesso modo, devi impiegare modi e mezzi per tenerlo al sicuro. Devi impiegare un sistema di difesa.

Le difese interiori

Le difese sono il modo in cui teniamo gli altri a distanza. Sono come arcieri interni sui bastioni e coccodrilli nel fossato. Ci sono innumerevoli difese:

  • Fisiche, come l’isolamento e il ritiro, che ci allontanano efficacemente dalla situazione che provoca vergogna (“Sollevare il ponte levatoio”).
  • Emotive, come usare le lacrime o la rabbia, per distogliere gli altri dal vedere cosa sta realmente accadendo dentro (“Preparate gli arcieri”).
  • Mentali, come giustificare, incolpare, intellettualizzare, negare e minimizzare, quel tentativo di controllare il sentimento di vergogna. (“Questo non è il castello che vuoi. Vuoi il castello tre leghe a nord. Questo è solo un piccolo castello insignificante. “).
  • Spirituali, come fantasticare o “far finta di niente” (“Non sento i barbari al cancello. Sento solo gli adorabili menestrelli”).

Questo non vuol dire che non abbiamo confini. In effetti, sapere dove si ferma il mio castello e dove inizia il tuo castello è un’informazione importante da avere e rispettare. Tuttavia, le difese che ci impediscono di far vedere alle persone chi siamo veramente devono essere affrontate per la nostra salute emotiva.

Le personalità ed i ruoli

Quando arriva il momento in cui dobbiamo assolutamente uscire dalle mura del castello, impieghiamo sub-personalità (o armature) per assicurarci di essere protetti fuori dalle nostre porte.

Questi sono i ruoli che assumiamo per assicurarci che gli altri ci percepiscano in un modo che speriamo ci renda accettabili.
Molti dei ruoli comunemente presenti sono familiari, come ad esempio:

  • compiacitore di persone,
  • cercatore di approvazione,
  • perfezionista,
  • custode,
  • aggiustatore,
  • martire.

Questi non sono chi siamo, ma chi permettiamo agli altri di vedere. Certamente può esserci un aspetto di ciascuno di questi ruoli che risuona con la nostra verità interiore, la parte che si sforza di fare del nostro meglio o che si prende veramente cura degli altri.

Ma, con le sub-personalità, ciò che pensano gli altri diventa più importante di come ci sentiamo. Dobbiamo tutti trovare il nostro ruolo nel mondo, ma queste sub-personalità spesso diventano un’armatura che ci intrappola dentro, portando un danno alla nostra verità e al nostro sé.

Capire e conoscere le nostre emozioni

Fare amicizia con le nostre emozioni, tutte loro, è parte integrante della conoscenza di noi stessi, della convalida di noi stessi e porta in un luogo di salute e completezza. Possedere le nostre emozioni ci consente di interagire con gli altri con apertura piuttosto che con atteggiamento difensivo e autenticità piuttosto che con giochi di ruolo.

Nell’ascoltare le nostre emozioni, dobbiamo determinare se sono sane e appropriate date le circostanze. Ci possono essere volte in cui mappiamo una vecchia esperienza con risposte irrisolte e inconsce su una nuova situazione. Possiamo eliminare il dolore della carica emotiva legata al passato, quando permettiamo alle emozioni che abbiamo provato dal passato di fluire attraverso e fuori di noi.

Connettersi al Bambino Interiore e consentire l’espressione del vecchio dolore elimina il “limo” emotivo, consentendo al flusso delle nostre emozioni di scorrere chiaro e nel presente.

The Great Work

Estratto da: Tiffany Lazic, “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

Le nostre emozioni devono essere presenti e attuali, rispondenti a ciò che è di fronte a noi nel momento. È ciò che sta alla base della vera guarigione emotiva.

Ulteriori esplorazioni su sentimenti e sub-personalità (Libri):

Riflessioni sullo sviluppo personale e psicologiche (15-21 Febbraio)

Questo articolo fa parte di una serie di riflessioni da portare avanti lungo il corso dell’anno, seguendo i ritmi della natura; ecco perché ad ogni domanda corrisponde un giorno. Se non stai seguendo la Ruota dell’Anno, semplicemente lascia che il tuo istinto risponda alle seguenti domande e soffermati a riflettere su quelle che ti colpiscono di più o che suscitano in te sentimenti più forti:

  • 15 febbraio: rifletti sul tuo primo ricordo.
  • 16 febbraio: da bambino cosa volevi essere da grande?
  • 17 febbraio: cosa ti dava grande gioia da bambino?
  • 18 febbraio: come sei stato supportato nei tuoi dolori e nelle tue paure da bambino?
  • 19 febbraio: come provi la vergogna?
  • 20 febbraio: come impedisci a te stesso di provare sensazioni spiacevoli?
  • 21 febbraio: quando ti comporti con gli altri assumendo un ruolo diverso dalla tua verità interiore?

Se vuoi approfondire e seguire i cicli stagionali di trasformazione, trovi tutte le info qui:

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