The Great Work: Conoscenza di sé e guarigione attraverso la ruota dell’anno

The Great Work (Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year) è una guida pratica alla trasformazione personale, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Una grande raccolta di antiche tradizioni e mitologia occidentale, alchimia e pratiche di guarigione alternative; il tutto basato sui ritmi della natura.

Ognuno di noi avrà notato, ad esempio, come ci diventiamo più introspettivi in ​​inverno e ci sentiamo vivi in ​​primavera. Il “grande lavoro” consiste proprio nel sintonizzarsi con i cicli delle stagioni, imparando pratiche fisiche, emotive ed energetiche da applicare seguendo i ritmi della natura.

Dobbiamo all’autrice, Tiffany Lazic, il merito di aver raccolto ed ordinato in cicli l’immenso patrimonio della tradizione occidentale legato alla ruota dell’anno. Una risorsa inestimabile per iniziare un viaggio di alchimia interiore, tramite la quale sviluppare un’intima connessione con le forze naturali della terra a creare equilibrio e armonia.

Ho letto con grande interesse The Great Work, purtroppo in inglese perché non esiste una traduzione in italiano. Proprio per la grande importanza che questo libro ha rivestito per me, ho voluto cercare di tradurre e rendere disponibile a tutti questo “grande lavoro”

The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year

The Great Work

Come funziona

Il libro inizia il 21 dicembre, con le celebrazioni tradizionali e le intenzioni rituali, e procede per SETTIMANE. Ogni giorno è dedicato a speciali riflessioni personali legate all’argomento che viene sviluppato (in sintonia con il ciclo naturale del periodo) durante la settimana stessa.

Non importa quando stai leggendo l’articolo: segui l’indice, trova le riflessioni personali della settimana, scegli il giorno corrente e poniti la domanda corrispondente.

Tutto qui. Se puoi vuoi approfondire, ovvero vuoi sapere perchè quella domanda (e soprattutto la tua risposta!) potrebbe cambiare la tua vita, puoi leggere i temi della settimana corrispondente.

Procedi come meglio credi, lasciati guidare dall’istinto e buon lavoro!

Primo ciclo: RADICI (21 Dicembre – 31 Gennaio)

1. Mitologia e nascita del Figlio della Luce

Nell’emisfero Nord del pianeta, il periodo dal 21 Dicembre alla fine dell’anno è un tempo di profonda oscurità. E per i popoli antichi, questo era un periodo di scarsità ed incertezza. Tutto quello che era stato seminato e raccolto veniva conservato con attenzione; perché le scorte dovevano bastare per tutto il periodo invernale. Dovevano sperare di aver pianificato bene. La mancanza di cibo avrebbe minacciato la sopravvivenza, in genere dei giovanissimi e degli anziani. L’autosufficienza era la chiave.
Inoltre, nell’antichità le popolazioni erano isolate le une dalle altre, viaggiare era molto più difficile e pericoloso, soprattutto in inverno. Come tale, era anche il tempo per riconoscere la dipendenza degli uni dagli altri, la necessità di far parte di una comunità/tribù/famiglia per superare questo periodo buio. Un tempo per raccogliersi davanti al fuoco ad ascoltare i racconti degli anziani, per essere trasportati fuori dal freddo e dal buio.

Celebrazioni

Il Solstizio d’Inverno è di per sé un periodo molto importante. Con i giorni più corti e le notti più lunghe dell’anno, segna la rinascita della luce. Una celebrazione dell’ordine sopra il caos, e della luce sul buio. In molte tradizioni, viene simbolizzato dalla nascita del figlio divino della luce, che porta speranza e la promessa di una nuova vita. Questo è il tema che più segna questa fase dell’anno. Il momento nel quale sappiamo con certezza che la luce ritornerà di nuovo, e noi saremo sopravvissuti ad un altro periodo di caos ed incertezza.

Anche altre tradizioni celebravano in questo periodo la nascita del figlio della luce e la sconfitta dell’oscurità. Gli antichi babilonesi con Tammuz e i persiani con enormi falò. Ma una delle feste più note di questo periodo sono i Saturnali romani. La vicinanza dei Saturnali al solstizio d’inverno rimanda al monoteismo solare, la convinzione che il Sole (Sol Invictus) alla fine racchiuda tutte le divinità come una sola. Tutto questo, celebrato in sette giorni di festa e banchetti sfrenati; con i padroni che servivano gli schiavi, che potevano fare come volevano.

Queste le celebrazioni del Solstizio d’Inverno nelle diverse culture (con link):

The Great Work

Per The Great Work, la celebrazione del Solstizio d’Inverno segna la nascita del figlio della luce.

“In ognuno di noi c’è un bambino del genere. Veniamo in questo mondo emanando la nostra essenza, non ancora toccata dalle percezioni e dai vincoli che sperimenteremo in seguito. Il processo di auto-conoscenza si ottiene attraverso la rimozione di percezioni limitanti. Ogni strato che scopriamo e rimuoviamo aiuta a rivelare la luce che splende al di sotto. È questo viaggio di scavo e rivelazione che intraprenderemo durante tutto l’anno a venire. Questo è il processo di rivendicazione del Figlio della Luce. Il Solstizio d’Inverno segna la promessa del futuro e l’inizio del nostro viaggio verso l’autorealizzazione “. Tiffany Lazic, The Great Work

Temi principali del Ciclo 1:

  • Posto all’interno della tribù/comunità
  • Vittoria dell’ordine sul caos
  • Rinascita della Luce

Antichi archetipi culturali del figlio della luce

  • Marduk (Babilonia). La rievocazione della sconfitta di Tiamat da parte di Marduk rappresentava un ciclo di rinnovamento e il trionfo sul caos.
  • Mithra (Persia), la cui nascita veniva celebrata il 25 Dicembre. Era particolarmente amato anche dai soldati romani, che lo chiamavano “Sol Invictus”.
  • Horus (Egitto) è il figlio di Iside e Osiride, nato a seguito della resurrezione di Osiride. È raffigurato come il dio del sole dalla testa di falco che ha offerto protezione.
  • Yule (Norvegia). Le celebrazioni si tenevano il 21 Dicembre e iniziavano con l’accensione di grandi tronchi nel focolare. Questo simboleggiava la forza e vittoria della luce nonostante sull’oscurità all’esterno.
  • Brumalia (Antica Roma), un antico festival romano in onore di Saturno / Crono e Cerere / Demetra, e in alcuni casi Bacco. In epoca bizantina, le celebrazioni iniziarono il 24 novembre e durarono per un mese, fino ai Saturnalia e alla “Rinascita della Luce”.
  • Koliada (Slavi) è una divinità mitologica che simboleggia la rinascita del Sole invernale. Celebrato il 21 Dicembre, il giorno in cui il Dio Nero e altri spiriti associati al decadimento e all’oscurità erano più potenti.
  • Yaldā (Persia). è la notte più lunga e buia dell’anno (21-22 Dicembre), ed anche carica di pericoli; per questo amici e familiari si riuniscono davanti al fuoco per mangiare, bere e leggere poesie fino a ben oltre mezzanotte. Si mangiano melograni e angurie. Il colore rosso in questi frutti simboleggia le tonalità cremisi dell’alba e il bagliore della vita.

Riflessioni mitologiche personali (21-27 Dicembre)

Dopo l’esposizione di ogni riflessione, The Great work prevede una sezione di domande e riflessioni quotidiane, che offrono l’opportunità di vedere come la ruota dell’anno si riflette in te. Stiamo seguendo il libro dal Ciclo 1, con le riflessioni personali che iniziano il 21 dicembre. Mentre segui tutti i cicli e le fasi, le sezioni delle “Riflessioni Personali” guidano il tuo processo interiore; e terminano con un Sondaggio sull’auto-attualizzazione, che ti permette di scoprire dove sei equilibrato nella tua vita e dove potresti voler concentrare ulteriore attenzione se vuoi. Anche se non stai leggendo il libro, puoi fare una Riflessione Personale ogni giorno in cui lo spirito te lo chiede.

  • 21 dicembre: rifletti su un momento della tua vita in cui hai sperimentato il caos.
  • 22 dicembre: come ti senti quando tutto intorno a te sembra buio?
  • 23 dicembre: hai mai avuto un momento in cui hai perso il controllo?
  • 24 dicembre: quali simboli ti parlano di ottimismo e speranza?
  • 25 dicembre: quali aspetti e tratti di te stesso ritieni unici e speciali?
  • 26 dicembre: come vorresti fare la differenza, nel mondo o nella vita degli altri?
  • 27 dicembre: in che modo ti festeggi?

Estratto da: Tiffany Lazic. “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

2. Elemento Terra e Respirazione Attiva

Terra: il terreno sotto i nostri piedi

La ricerca spirituale lungo The Great Work non deve dimenticare l’aspetto del nostro sé fisico. Siamo, almeno in parte, fatti di materia e sperimentiamo una buona parte della nostra vita nel mondo materiale. Nel cercare di portare lo spirito nella nostra vita, l’accettazione del nostro sé fisico è assolutamente necessaria. perché i nostri corpi sono la nostra connessione con la terra, ed è attraverso la terra che lo spirito si manifesta. C’è un detto secondo cui “l’Uno ha creato la diversità in modo che potesse conoscere Se stesso“. Lo spirito puro, che è senza confini, ha creato un confine delineato (materia) per sperimentare sé stesso. L’elemento terra rappresenta il regno della materia, l’espressione più pesante e densa.

E quando non ci prendiamo cura della terra, limitiamo il potenziale di espressione dello spirito.

Elemento Terra

La Terra è la solida base sotto i nostri piedi. Il collegamento con la terra ci aiuta a conoscere il nostro posto nel mondo, a che punto siamo. Quando siamo a nostro agio con la terra, siamo in grado di mettere radici sapendo che è sicuro farlo. Siamo radicati e stabili. Da questo punto siamo in grado di esplorare come raggiungere ed espandere, ma dobbiamo avere solide fondamenta sotto di noi per poterlo fare.

Riconosciamo l’elemento terra quando prestiamo attenzione ai nostri bisogni fisici e quando nutriamo il nostro corpo con cibo sano e dormiamo a sufficienza. Riconosciamo anche la terra quando creiamo un ambiente per noi stessi che ci fa sentire sicuri, protetti e supportati. Ciò include la nostra terra fisica, che sostiene tutta la vita. La nostra sopravvivenza come esseri umani dipende dalla salute e dall’abbondanza della terra. Prestare attenzione a ciò che ci sostiene a livello personale, comunitario e globale è un aspetto chiave per onorare l’elemento terra.
La Terra ci aiuta ad accettare la nostra natura umana. Ci apre a comprendere i limiti e ad abbracciare i nostri limiti. Ci informa quando siamo sbilanciati o non prestiamo attenzione ai nostri bisogni fisici.

Messaggi che aiutano a connetterci all’elemento terra:
  • Sono al sicuro e protetto.
  • Onoro e soddisfo le esigenze del mio corpo fisico.
  • So come prendermi cura di me stesso.
  • Creo una solida base su cui costruire.
  • Ho solide radici a terra

“I am safe and secure.
I honor and meet the needs of my physical body.
I know how to take care of myself.
I create a solid foundation upon which to build.
I am grounded.”

Excerpt From: Tiffany Lazic. “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The great work connettersi con elemento terra

Respirazione

Secondo The Great Work, il respiro è il processo più basilare che dà la vita. Possiamo passare settimane senza cibo e giorni senza acqua e continuare a funzionare a livello fisico. Ma non possiamo restare a lungo senza fiato. La respirazione è una funzione automatica che delinea il nostro movimento dal regno dello spirito a quello della materia. Un bambino reagisce e risponde nel grembo materno, ma è il primo respiro all’ingresso nel mondo che suscita il grido “Sono arrivato”. Il cervello può ancora esibire attività dopo che l’ultimo respiro è stato espirato, ma noi restiamo accanto ai nostri cari fino all’ “ultimo respiro”.

Il respiro è così basilare che spesso lo diamo per scontato. Non ci pensiamo. Raramente prestiamo attenzione a come respiriamo. E spesso non permettiamo veramente a noi stessi la piena esperienza del respiro che entra ed esce dai nostri corpi.

Impariamo di nuovo a respirare

Respirare significa assorbire l’essenza stessa dello spirito e spostarlo in tutte le aree della nostra vita che ci elevano e ci riempiono di significato. È un altro mezzo con cui lo spirito trova espressione nella materia. E per quanto possa sembrare strano, la maggior parte di noi ha dimenticato come respirare. guarda un bambino respirare. Senza autocoscienza intorno all’immagine corporea e senza stress o tensione trattenuta nel corpo, il bambino respira profondamente nel suo ventre, espandendo il diaframma e riempiendo i suoi polmoni. Le pance dei bambini si alzano come palloncini ad ogni respiro. Da adulti, siamo restii a vivere con le nostre pance come palloncini in espansione! Quindi, restringiamo e controlliamo il nostro respiro. Quando raggiungiamo l’età adulta, la maggior parte di noi respira secondo schemi brevi, superficiali e carichi di tensione che mantengono il respiro in alto nel petto, piuttosto che respiri lenti e pieni che si muovono attraverso la cassa toracica.

Secondo The Great Work, respirare è già guarire. Quando respiriamo stiamo immettendo l’ossigeno necessario nei nostri sistemi durante l’inspirazione e rilasciando anidride carbonica durante l’espirazione. Questo processo di scambio è chiamato respirazione e il mezzo di trasporto è il respiro. Prendersi un momento tra l’inspirazione e l’espirazione consente uno scambio più completo: più ossigeno nel sistema e più anidride carbonica in uscita. Quando permettiamo questo scambio completo, aiutiamo a:

  • rallentare la frequenza cardiaca
  • abbassare la pressione sanguigna
  • promuovere il flusso sanguigno
  • rinforzare il sistema immunitario
  • contribuisce a sentirsi più rilassati, consapevoli ed energizzati.
Respirare e ridurre lo stress

Una delle maggiori sfide che affrontiamo in questi strani tempi moderni, è l’impatto gravemente negativo dello stress sulla nostra salute fisica e sul nostro benessere. Stress è un termine generico che denota una risposta negativa a una situazione e / o ambiente che può contribuire a una vasta gamma di disturbi a tutti i livelli dell’essere: fisiologico, emotivo e psicologico.

Se vuoi approfondire, leggi alcuni studi clinici sul legame tra stress e insorgenza di malattie

Le pratiche comprovate per ridurre lo stress includono la meditazione e lo yoga, che utilizzano entrambi il respiro come componente fondamentale. La respirazione è la chiave per una pratica meditativa di successo e il pranayama è la tecnica di controllo del respiro usata nello yoga.

L’esercizio fisico è un altro ottimo modo per ridurre lo stress, e serve anche a modificare i nostri schemi di respirazione, consentendo di immettere più ossigeno nel nostro corpo. Secondo The Great Work, una delle cose migliori che possiamo fare per noi stessi è imparare a respirare veramente, come facevamo quando siamo venuti per la prima volta in questo mondo. Ci ravviva sia nel corpo fisico che nello spirito.

Riflessioni personali elementali e attive (28 Dicembre – 3 Gennaio)

  • 28 dicembre: in quali circostanze ti senti sicuro e supportato?
  • 29 dicembre: rifletti su quanto ti senti stabile nel lavoro e nella vita domestica.
  • 30 dicembre: quali aspetti del tuo corpo ti piacciono e quali non ti piacciono?
  • 31 dicembre: in che modo ti prendi cura del tuo corpo e dei tuoi bisogni fisici?
  • 1 gennaio: rifletti su quale impegno puoi assumere per il tuo senso di sicurezza.
  • 2 gennaio: rifletti su come inspiri ed espelli naturalmente il respiro dal tuo corpo.
  • 3 gennaio: in che modo rallentare il respiro sposta la tensione che viene trattenuta nel tuo corpo?

Estratto da: “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

3. Riflessioni psicologiche sulla famiglia e sviluppo (dalla nascita ai tre anni di età).

Famiglia di origine

Nessuno di noi nasce isolato. Veniamo in questo mondo dipendenti dagli altri. Cosa assolutamente necessaria per sopravvivere nei primi anni della nostra vita, ed è vero in tutto il regno animale, sebbene con differenze tra le specie. Tutti i cuccioli sono vulnerabili e hanno bisogno di altri che ne garantiscano la sopravvivenza.

“Famiglia di origine” è un termine usato all’interno di The Great Work per descrivere il sistema o l’ambiente in cui abbiamo vissuto i nostri anni di sviluppo. La famiglia è il sistema che fornisce la struttura su cui si basa gran parte della nostra età adulta, sia nella ripetizione che nella reazione.

Sapere che aspetto ha una famiglia sana permette di comprendere ciò che potrebbe essere andato storto durante l’infanzia, riconoscere e rilasciare il dolore di quei primi anni e rivendicare il sostegno, la sicurezza e l’accettazione che fornisce un sistema familiare sano.

In una famiglia sana, ogni individuo è accettato e apprezzato per il suo contributo unico. C’è un importante sottofondo di rispetto che permette a ciascun membro della famiglia di avere la propria prospettiva particolare. Ogni membro della famiglia è prezioso, ma questo non significa che regni il caos. I genitori agiscono come i capitani della nave, per così dire, ma tutti su quella nave sono importanti e necessari affinché il movimento avvenga.

I sistemi familiari malsani

I sistemi familiari malsani adottano la paura e il controllo, invece di rispetto e incoraggiamento. Come con qualsiasi forma di squilibrio, un sistema familiare malsano si sviluppa in uno dei due estremi polarizzati.
Il sistema di controllo, con regole fisse e rigide sono scolpite nella pietra. C’è poco o nessun riconoscimento delle diverse esigenze dei diversi membri della famiglia. Non c’è spazio per l’espressione o la discussione. Di solito c’è un’autorità assoluta che esercita il potere nella famiglia instillando vergogna e paura.
Il sistema caotico ha invece regole poco chiare o incoerenti. I venti possono cambiare a seconda dell’umore dei genitori o del coinvolgimento in una dipendenza. “Papà è chiuso e assente quando è sobrio, ma infuriato e autoritario quando è ubriaco.” Un insieme di messaggi contrastanti, con la conseguente necessità per i membri della famiglia di essere iper-vigili per prevedere come soffia esattamente il vento.

Nelle famiglie malsane si nega che qualcosa non va. Con una mancanza di comunicazione e uno scarso o nessun supporto per i sentimenti degli altri componenti del nucleo familiare, a volte diventa necessario ignorare il “bizzarro” e sviluppare difese e meccanismi di coping per cercare di proteggere se stessi. Questo va cambiato, è evidente, ed è una riflessione che The Great Work ci spinge a fare.

Per approfondire: Il karma degli antenati. Come correggere gli errori degli antenati che danneggiano il nostro karma di Steven D. Farmer (Amazon)

Alfred Adler e l’identità sviluppata alla nascita

Ogni persona ha dei bisogni, ma il sistema familiare malsano non ha le basi per riconoscere e soddisfare i bisogni dei membri della famiglia. Nel tentativo di soddisfare tali esigenze, vengono assunti ruoli inconsci. Gli studi di Alfred Adler mostrano che i bambini sviluppano determinati ruoli a seconda dell’ordine nel quale nascono.

  • Primogenito (The Hero Child): l’eroe bambino compensa un sentimento interiore di inadeguatezza, cercando sempre un’attenzione positiva. Ci possono essere molti vantaggi nel cercare la perfezione. I riconoscimenti positivi possono alleviare temporaneamente la sensazione di inadeguatezza. Tuttavia, i costi sono davvero molto alti. L’essere accettati e accettabili è basato esclusivamente sulla percezione dall’esterno. E indipendentemente dai livelli di realizzazione raggiunti, il messaggio sottostante di inadeguatezza riduce ogni gioia derivante dal successo.
  • Secondogenito (Capro Espiatorio): ruolo conosciuto anche come la pecora nera o il ribelle. Il bambino capro espiatorio accetta il distintivo di “cattivo”, credendo inconsciamente che l’attenzione negativa sia preferibile a zero attenzioni. Ciò purtroppo conferma l’erroneo messaggio interiore di non essere abbastanza bravi. Il capro espiatorio viene spesso identificato come “il problema” nella famiglia, quando in realtà, il capro espiatorio esprime i problemi che sono inerenti al sistema familiare stesso.
  • Terzo figlio (The lost child): con poche aspettative di attenzione, il terzo figlio (noto anche come l’invisibile) è spesso accolto con sollievo dai genitori in un sistema familiare malsano. Il primogenito attira l’attenzione positiva e il secondogenito attira l’attenzione negativa. Sentendosi come un emarginato in famiglia, The Lost Child si ritira e si isola, creandosi un’illusione di indipendenza che maschera il dolore di non essere visto né sentito. Il vantaggio di essere il terzo figlio è l’autosufficienza, ma al costo di non sentirsi mai parte di una comunità.
  • Ultimo nato (La Mascot): questo ruolo è anche conosciuto come “il Clown”. Questo bambino cerca di dissipare la tensione familiare sottostante attraverso la leggerezza e l’umorismo. La mascotte tende ad essere perennemente bambino, favorendo un atteggiamento di dipendenza che inibisce l’assunzione di responsabilità.

È di grande beneficio in questo ciclo ripensare all’ambiente in cui si è stati cresciuti per avere un’idea di quali fossero le energie prevalenti che hanno gettato le basi per la nostra vita adulta. L’autorealizzazione è il processo tramite il quale diventiamo coscienti, consapevoli e autonomi.

La verità è che tutte le famiglie sono più o meno malsane. Conoscere le dinamiche che esistevano nella propria famiglia di origine e cosa potrebbe aver contribuito a tali dinamiche, è un enorme passo avanti per poter avere la possibilità di scegliere di creare dinamiche più sane nella propria famiglia di scelta.

Dalla nascita ai tre anni

Dalla nascita ai 3 anni il processo di crescita è molto veloce, tanto che ci sono tre diverse fasi comprese nei primi tre anni.

1. Lo stadio infantile

Lo stadio infantile si riferisce ai primi nove mesi di vita. Questa è una fase altamente dipendente, nella quale il bambino è completamente sostenuto e nutrito dal corpo fisico della mamma. All’interno dell’utero, ogni esigenza del bambino è stata soddisfatta; e per i primi mesi di vita le necessità non sono diverse. La sfida è la capacità dei genitori di soddisfare ogni esigenza. Dato che siamo esseri umani con risorse limitate, abbiamo la garanzia di fallire. E questo va bene. Ci stanchiamo, o abbiamo altre cose che attirano la nostra attenzione, o stiamo cercando di destreggiarsi tra più cose diverse contemporaneamente. Avere successo al 100% non è la cosa importante. La cosa importante seguendo The Great Work è comprendere il significato della costruzione della fiducia.

In questa fase, quando il bambino viene accolto nella tribù (famiglia di origine), il messaggio più significativo che deve essere vissuto è che i suoi bisogni saranno soddisfatti. È impossibile per il bambino soddisfare da solo i propri bisogni. Questa è dunque la fase in cui sviluppiamo la fiducia: sapere che i nostri bisogni saranno soddisfatti, che siamo al sicuro, siamo amati e accettati.
Il mirroring aiuta il bambino a imparare come agire e rispondere; le informazioni vengono filtrate osservando come rispondono gli altri, in particolare la mamma. L’intreccio (la fusione della propria personalità nell’esperienza della personalità di un altro “Io sono te”) in questa fase va assolutamente bene e, di fatto, è necessario. È il modo in cui il bambino sta imparando ad acclimatarsi. Il tempo per la differenziazione verrà.

2. Il bambino impara a camminare

La fase “il bambino impara a camminare”, che dura dai nove mesi ai tre anni di età, coinvolge due elementi distinti: opposizione ed esplorazione. Questo è il primo grande movimento nel lunghissimo processo di crescita verso l’autonomia. Qual è l’evento epocale che alimenta questo movimento? La mobilità. Una volta che un bambino impara a camminare da solo, introduce l’elemento di grande impatto dell’opzione e della scelta. “Posso andare qui o posso andare lì.” In questo modo iniziamo a ritagliarci una personalità unica e un senso di sé auto-determinato. Ciò diventa subito evidente con l’apparizione del famigerato “NO!”. Per quanto possa essere frustrante per i genitori, quando un bambino dice di no, ciò che viene effettivamente detto è:

“Capisco come vuoi che io veda il mondo, ma in realtà lo vivo in modo molto diverso da te e quindi rifiuto la tua prospettiva.”

Gustissimo, anche se non è un messaggio verso il quale ci si dovrebbe inchinare. Un bambino di due anni non ha ancora abbastanza esperienza del mondo per sapere se il suo punto di vista è sicuro. Pertanto, è compito dell’adulto stabilire alcuni limiti e garantire la sicurezza delle nuove esperienze. Il bambino, dal canto suo, eserciterà la propria forza di volontà. Questo è un elemento importante dello sviluppo. Se un genitore è in grado di riconoscere che agire in base alla volontà è la prima incursione nella conoscenza di sé e non vederlo come una lotta per il potere, sarà molto più facile stabilire i confini appropriati in modo amorevole ma fermo. Dobbiamo esprimere i nostri sentimenti e desideri. Dobbiamo essere incoraggiati a esplorare. Ma dobbiamo anche essere informati su cosa è appropriato e cosa è sicuro.

Da adulti, come abbiamo vissuto e come siamo stati supportati e guidati in questi primi anni ha un enorme impatto sul nostro sul nostro approccio alla vita. Gli adulti che da bambini hanno subito traumi in questi primi anni di vita possono trovarsi incapaci di fidarsi di se stessi, delle proprie scelte o di altre persone. Non rendendosi conto di aver interiorizzato un messaggio di sfiducia dalle primissime esperienze di bisogni trascurati, gli adulti diffidenti vedono nell’ambiente che li circonda la prova della loro prospettiva. La paura dell’abbandono deriva da questo momento. Per alcuni adulti, la prospettiva della fine di una relazione può suscitare emozioni di panico simili a una minaccia per la sopravvivenza. Questo fa riferimento all’esperienza dei bisogni trascurati nell’infanzia, un periodo in cui sembrava davvero che essere abbandonati fosse la fine del mondo. Vi siete mai trovati di fronte all’isteria di un bambino smarrito? Non sapere dove sia la mamma porta al terrore totale. A un livello profondo, istintivo, temiamo per la nostra stessa sopravvivenza.

3. Tre anni di età

All’età di tre anni i bambini che vengono allevati in un ambiente stabile e sano avranno sviluppato un senso positivo di sé separato dalla mamma. Avranno iniziato a mostrare tratti di personalità unici e avranno stabilito un approccio curioso al mondo con la volontà di esplorare senza paura, ma con equilibrio e cura. A questa età, da una prospettiva ideale, saranno state create le solide fondamenta della fiducia e dell’autonomia.

Riflessioni psicologiche e evolutive personali (4-10 Gennaio)

  • 4 gennaio: quanto ti senti di aver fiducia?
  • 5 gennaio: quale ruolo potresti aver svolto nella tua famiglia di origine?
  • 6 gennaio: quanto ti senti a tuo agio nell’assumerti dei rischi?
  • 7 gennaio: quanto sei stato incoraggiato a esplorare cose nuove durante l’infanzia?
  • 8 gennaio: Quanto ti senti a tuo agio nel dire di no?
  • 9 gennaio: in che modo ti senti perfetto?
  • 10 gennaio: chi o cosa costituisce la tua tribù?

Estratto da: Tiffany Lazic, “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

4. Il processo di Calcinazione Alchemica

Elemento: fuoco • Metallo: piombo • Pianeta: Saturno
Simboli: re, sole, lupo, leone rosso, fenice, corvo
Immagini oniriche: teschi, pire funebri, draghi, deserti, febbri, terremoti, valanghe, incendi boschivi

La calcinazione è il primo stadio del processo alchemico di trasformazione. Chimicamente, comporta il riscaldamento intenso del materiale su cui si lavora per allontanare l’acqua e le impurità in modo che tutto ciò che rimane è una polvere fine e secca. Letteralmente, è la riduzione della terra in cenere attraverso l’applicazione del fuoco.

Psicologicamente, sperimentiamo la calcinazione durante quei momenti della nostra vita in cui sentiamo che tutto è andato in pezzi. Il cambiamento estremo ci fa mettere in discussione quegli elementi nella nostra vita che pensavamo fossero solidi. La perdita improvvisa sotto forma di disoccupazione, divorzio o morte può accelerare l’esperienza della calcinazione. È un momento di sconvolgimento e confusione, spesso accompagnato da emozioni di rabbia e paura.

La Resurrezione dello Spirito dalla cenere

Nel viaggio di The Great Work la calcinazione è imperativa, per quanto scomoda possa essere. Tecnicamente, è in questi momenti della nostra vita che bruciamo la pesantezza della personalità adattata per rivelare l’anima. Se abbiamo attraversato gran parte della nostra vita acquisendo un senso di sé da elementi esterni, perdere quegli elementi provoca una crisi di identità. Ad esempio, se il mio senso di chi sono e la mia importanza deriva dal mio lavoro, chi sono se perdo il lavoro?
Da una prospettiva psicologica, la calcinazione affronta l’attaccamento all’ego malsano o la rivelazione dell’illusione della persona o del falso sé che potremmo esserci abituati a presentare al mondo. Creiamo questi falsi sé come un modo per proteggerci dal giudizio, dal rifiuto e dalla vergogna. Questi sono gli stessi ruoli creati da un ambiente familiare malsano. Ma, creati da un luogo di paura e incertezza, questi non sono riflessi del meglio o della verità di noi. Sono basati sulla vergogna e quindi limitano l’anima.

La calcinazione può essere vissuta come una “notte oscura dell’anima”, momenti solitari e spaventosi in cui sentiamo di aver perso la nostra strada e non sappiamo a chi rivolgerci. E facciamo tutto il possibile per evitare la calcinazione. Ci aggrappiamo a lavori che ci fanno sentire a disagio. Ci aggrappiamo a relazioni che sembrano vuote o, peggio, offensive. Trascuriamo i nostri corpi, sentiamo e tuttavia ignoriamo gli effetti fisici. Resistiamo al cambiamento, anche se è verso il positivo, perché quel cambiamento può innescare una serie di domande che ci porteranno a dover guardare in alcuni posti scomodi. Se non questo, allora cosa?

Secondo The Great Work, il nostro scopo in questa vita è raggiungere il nostro pieno potenziale. Lo Spirito non intende che restiamo piccoli, incerti e spaventati. La calcinazione, sebbene tutt’altro che confortevole, è la chiamata per ricordare la nostra Essenza. Quindi, dal punto di vista della crescita spirituale, questo è un momento significativo. È il momento in cui ci apriamo alla possibilità che nella vita ci sia molto di più di quanto ci viene offerto nel mondo materiale. È un mondo interiore ricco e vibrante che aspetta di essere scoperto; che ci allinea con l’autenticità e il sé. La fase successiva, la dissoluzione, ci avvia veramente sulla strada.

Se volete approfondire il tema delle trasformazioni alchemiche applicate alla psicologia, vi consigliamo:
The Emerald Tablet: Alchemy of Personal Transformation di Dennis William Hauck

The Emerald Tablet

Riflessioni alchemiche personali (11-17 Gennaio)

  • 11 gennaio: hai mai avuto la sensazione di non sapere chi sei?
  • 12 gennaio: rifletti su un periodo della tua vita in cui ti sei sentito perso e insicuro.
  • 13 gennaio: Quali sono gli elementi o aspetti più importanti della tua vita?
  • 14 gennaio: se hai sofferto di depressione, cosa ti ha aiutato ad alleviarla?
  • 15 gennaio: Quali qualità non ti piacciono o rifiuti di più dentro di te?
  • 16 gennaio: cosa ti dà conforto in tempi difficili?
  • 17 gennaio: quale consideri la tua più grande forza?

Estratto da: Tiffany Lazic, “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work

5. Primo Chakra

Nome: Muladhara • Posizione: base della colonna vertebrale • Colore: rosso • Nota: Do centrale • Ghiandola: surrenale • Corpo: parti dure (colonna vertebrale, ossa, denti), eliminazione (retto, colon), sangue e cellule • Simbolo: loto a quattro petali • Pietre: granato, ossidiana, agata, rubino, corallo rosso, opale di fuoco, ematite

Il primo chakra (Root chakra o chakra della radice) si trova alla base della colonna vertebrale. È rivolto verso il basso, collegando la nostra energia con quella della terra. Supporta gli elementi strutturali del nostro corpo su cui tutto il resto è imperniato. La nostra colonna vertebrale e le nostre ossa, compresi i denti, sono il dominio di questo chakra. Sognare di perdere i denti, ad esempio, può essere un’indicazione di un primo chakra bloccato. Anche le cellule, che sono gli elementi costitutivi di ogni singolo elemento del nostro corpo, e il sangue, che scorre attraverso di noi per nutrire quelle cellule, sono supportati dal chakra della radice.

Quando i nostri corpi sono in buona salute fisica, e non lo dice solo The Great Work, il primo chakra è sano e aperto. Il nutrimento del nostro corpo si ottiene attraverso il nostro sistema digestivo, e anche questo è supportato dal primo chakra, in particolare dalla capacità di eliminare (vescica e colon). Il chakra della radice ci fonda nella nostra fisicità, aiutandoci a mantenere ciò che ci rende forti e vitali e rilasciando ciò che ci indebolisce o causa malattie.

Fisicamente, un chakra della radice bloccato può manifestarsi come bassa pressione sanguigna, cattiva circolazione, infezioni della vescica e problemi addominali, del colon o digestivi. Ti senti spesso stanco? Sei spesso malato, continuamente con il raffreddore o l’influenza? Potrebbe essere un’indicazione di un chakra della radice bloccato. Data la sua connessione al nostro sistema digestivo, anche un disturbo alimentare può anche indicare uno squilibrio in questo chakra.
Psicologicamente, se il primo chakra è in equilibrio, saremo centrati, radicati e flessibili. Avremo un senso del nostro posto nel mondo e saremo in grado di abbracciare il cambiamento sapendo che, anche se il terreno sotto di noi si muove, alla fine atterreremo in piedi.

Root Chakra bloccato

Strettamente collegato ai bisogni di sviluppo della prima infanzia, il primo chakra governa anche la nostra relazione con la fiducia, la base su cui si costruiscono tutte le relazioni.
Un chakra della radice bloccato è presente in coloro che hanno paura di impegnarsi e non sono in grado di radicarsi nel lavoro o nelle relazioni. La paura di essere fagocitati, di essere inghiottiti da un altro – può contribuire all’incapacità di impegnarsi. Con la convinzione inconscia che saremo intrappolati e soffocati, un sentimento che può diventare intenso come la paura di essere sepolto vivo. D’altra parte, anche la paura dell’abbandono è indice di un primo chakra bloccato. Questa paura è provocata dal messaggio inconscio che non sopravviveremo se veniamo lasciati (abbandonati). Problemi irrisolti di fiducia e mancanza di senso di sicurezza sviluppati nella prima fase dell’infanzia (vedi sopra, e applica le riflessioni personali di The Great Work).

Se i nostri chakra della radice sono bloccati, saremo bisognosi, paurosi e autodistruttivi o testardi, rigidi e prepotenti. Ci sentiremo fisicamente esauriti e spesso esausti. Potremmo trovarci in relazioni instabili. Potremmo avere problemi di denaro cronici. Potremmo scoprire che non ci sentiamo mai di appartenere a nessun luogo. Abbiamo bisogno di un chakra della radice aperto e sano che ci colleghi alla vitalità dell’energia terrestre e alla convinzione che tutte le aree della nostra vita sono costruite su basi solide e radicate. Questo non solo fornisce stabilità alle nostre vite; fornisce anche un flusso energetico sano agli altri chakra.

Messaggi che aiutano a bilanciare il primo chakra

  • Sono al sicuro nel mondo e con gli altri.
  • Sono a mio agio con il cambiamento.
  • Il mio corpo è forte e sano.

Riflessioni energetiche personali (18-24 Gennaio)

18 gennaio: Il colore rosso mi fa sentire …
19 gennaio: come ti senti quando sei solo?
20 gennaio: rifletti su quante volte nella tua vita hai cambiato casa o lavoro.
21 gennaio: Qual è stata la causa della fine delle tue relazioni?
22 gennaio: quali situazioni ti provocano un senso di paura?
23 gennaio: in che modo eserciti il ​​tuo corpo e ne incoraggi la forza?
24 gennaio: rifletti sulle tue abitudini alimentari e di sonno. Sono sane ed equilibrate?

Excerpt From: Tiffany Lazic. “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”

The Great Work

Fonti: Manuale dei chakra. Teoria e pratica (Bodo J. Baginski, Shalila Sharamon), ottimo testo anche per approfondire il lavoro sul chakra della radice, o scoprire le dinamiche di tutti gli altri chakra.

6. Animali guida

Gli esseri umani hanno sempre avuto un rapporto speciale con il mondo animale. Basta pensare alle pitture rupestri a Lascaux, in Francia, agli dei dalla testa di animale degli egiziani, all’abbigliamento degli sciamani ecc..

Grotte di Lascaux (18.000-16.500 anni fa)

Agli albori dell’umanità, la consapevolezza del legame con il mondo animale si basava sulla necessità di sopravvivenza. Si pensa che le pitture rupestri fossero una sorta di “magia simpatetica”. Invocare disegnandolo lo spirito della bestia porterà successo nella caccia, e quindi la sopravvivenza della tribù. Nel corso dei secoli questa dinamica è cambiata.

Gli egiziani non identificavano i loro dei con gli animali per garantire la sopravvivenza. Hanno impregnato di un significato divino certi tratti che hanno identificato in alcuni animali. Gli dei e le dee egiziane erano spesso raffigurati con teste di animali: Anubi dalla testa di sciacallo, Horus dalla testa di falco e Bast dalla testa di gatto, per citarne alcuni. Questo ha spostato la dinamica da quella dell’animale reale trovato nel mondo fisico, all’essenza dell’animale che si trova nel regno archetipico, il regno dello spirito.

Le culture antiche successive, come quella greca ad esempio, celebravano alcune divinità che avevano rapporti speciali con gli animali. Ma invece che assumere le caratteristiche fisiche dell’animale, come nelle epoche precedenti, le bestie venivano raffigurate al loro fianco. Come ad esempio il cervo e il segugio di Artemide, la scrofa di Ceridwen o il cavallo di Epona. Questi animali erano considerati sacri alla divinità e offrivano un mezzo attraverso il quale l’individuo poteva connettersi con il Divino.

Totem

Il concetto di animali totem si trova in molte culture indigene. Un totem denota una relazione speciale, o parentela, che la tribù o la famiglia ha con un determinato animale o animali. I totem dei popoli delle Prime Nazioni del Pacifico nord-occidentale, come gli Haida, affascinano ancora gli studiosi. Gli esseri o gli animali raffigurati sui totem indicavano le energie guida della famiglia o della tribù. Indicavano anche relazioni tra famiglie che avevano le stesse energie guida. Come sostiene la tradizione americana dei Twisted Hairs, siamo tutti nati con un animale totem. Quell’animale ci guiderà attraverso il nostro intero cammino sulla terra.

Ancora oggi, molte persone si avvicinano a un animale (totem) provando un legame forte e profondo. Non deriva necessariamente da una connessione tribale o familiare, ma c’è qualcosa nei tratti e nelle caratteristiche dell’animale che risuona con il nostro senso del sé. Secondo The Great Work, usare gli animali totem in questo modo può aiutarci a conoscere noi stessi e offrirci molte informazioni. Piuttosto che usare l’animale come via d’ingresso per la connessione Divina, l’animale ci aiuta a comprendere noi stessi e allinearci con il nostro più alto e vero sé. Alcuni animali guida rimangono con noi per anni, assistendo ai momenti fondamentali che attraversiamo per crescere. Altri rimangono con noi per ricordarci la nostra Essenza e la nostra verità, agendo come un faro per illuminare il nostro cammino. Altre guide animali appariranno nelle nostre vite per un breve periodo, in relazione a una situazione particolare nella quale la loro energia è più utile.

Come trovare il nostro animale guida

Secondo The Great Work, entriamo in risonanza con animali che troviamo intorno a noi, nel nostro ambiente. Ad esempio, un nordamericano può sentire la forza dell’orso piuttosto che quella del leone. C’è una sfumatura particolare negli insegnamenti di ogni animale che è intimamente collegata alla terra su cui cammina. La forza necessaria per i boschi è diversa da quella necessaria per le pianure e, a un livello profondamente inconscio, rispondiamo alle connessioni che ci legano anche al nostro ambiente.

Ci sono diversi modi per determinare il tuo animale guida. Per molte popolazioni indigene, come i Lakota Sioux e gli Ojibwa, la ricerca della visione è un modo per connettersi con il tuo totem animale. Uno degli obiettivi della visione è purificarti e liberare ogni paura in modo che il tuo totem possa presentarsi.

Una visione potrebbe non essere possibile nell’ambiente urbano contemporaneo, ma puoi determinare la tua guida animale in un modo simile a una visione attraverso la meditazione.

Ecco i consigli di The Great Work per trovare il tuo spirito animale guida:

È importante entrare nella meditazione liberi da tensioni, stress o paure. Prendersi del tempo per prepararsi e purificarsi è importante.
Fai un bagno, liberando lo sporco e la sporcizia del corpo e dell’anima. Prepara uno spazio libero da interruzioni.
Segui il tuo respiro finché non ti senti completamente radicato nel tuo centro.
Quindi chiama il tuo animale guida.
Una vera guida si presenterà tre volte, in tre modi diversi, per farti sapere con certezza che ha scelto te.

Tiffany Lazic. “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”

Dopo aver determinato la tua guida animale, The Great Work consiglia di dedicare un po’ di tempo a familiarizzare con il suo habitat, comportamento, metodo e modo di comunicazione. Si tratta di sviluppare una relazione, non diversa da una relazione umana. Più comprendi gli attributi particolari della tua guida animale, più chiaro diventerà il messaggio dietro la tua scelta da parte della guida. Meditare con l’energia dell’animale o raccogliere statue e immagini faciliterà una forte connessione. Lavorare con queste guide animali ci collega sia a noi stessi che alla terra.

Caratteristiche degli animali guida più comuni

  • Alce: Adeguata rivelazione, Il sacro
  • Ariete: Forza, Sicurezza
  • Armadillo: Come difendersi
  • Asino: Pazienza, Umiltà
  • Cane: Lealtà, Amicizia, Protezione
  • Capra: Agilità, Indipendenza
  • Cavallo: Viaggio, Energia, Resistenza
  • Cervo: Dolcezza, Allerta, Capacità di ascoltare
  • Cinghiale: Comando, Forza spirituale
  • Coniglio: Movimento, Fertilità
  • Elefante: Famiglia, Memoria
  • Gatto: Magia, Indipendenza
  • Giaguaro: Tenacia, Visione psichica
  • Gorilla: Forza gentile, Nobiltà
  • Leone: Comando, Nobiltà,Energia
  • Leopardo: Istinti interiori, Superamento del passato
  • Lupo: Costante, Sociale, Adattabilità
  • Maiale: Intraprendenza, Impavidità
  • Marmotta: Tenacia, Confini
  • Mucca: Comunità, Contentezza
  • Orso: Forza, Cautela, Potere della Terra
  • Orso polare: Resistenza, Solitudine
  • Pantera: Ferocia, Valore
  • Pecora: Fiducia, Pace, Comunità
  • Pipistrello: Iniziazione, Rinascita, cambiamenti
  • Porcospino: Innocenza, Meraviglia, fiducia
  • Puzzola: Rispetto, Costanza, pace
  • Ratto: Socialità, Sopravvivenza
  • Riccio: Protezione, Leggerezza, Meraviglia
  • Scimmia: Imbroglio, Integrazione del buio
  • Scoiattolo: Attività, Preparazione
  • Talpa: Messa a terra, Introspezione
  • Tasso: Custode di storie
  • Tigre: Potere, tatto, Avventura
  • Topo: Furtivo, Attenzione ai dettagli
  • Volpe: Abilità, Ingegno, Pazienza

Estratto da: “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year” .

Fonti e ulteriori esplorazioni sugli animali guida:
  • Animal-Speak: The Spiritual & Magical Power of Creatures Great & Small di Ted Andrews. (Ebook oppure Copertina rigida)
  • Animal Spirit Guides: manuale per identificare e comprendere il tuo spirito animale guida di Steven D. Farmer (Libro – Lingua Inglese oppure e-book oppure gratis con Kindle Unlimited)
  • Messaggi dai tuoi animali guida (Carte)

Riflessioni intuitive (25-31 Gennaio)

25 gennaio: Con quale animale hai un legame particolare?
26 gennaio: di quali animali (se ce ne sono) hai paura?
27 gennaio: Cosa pensi del tuo lato istintivo?
28 gennaio: rifletti su un periodo della tua vita in cui hai avuto un incontro significativo con uno o più animali.
29 gennaio: medita e fai emergere un’immagine dell’animale che ti parla del suo messaggio.
30 gennaio: Qual è la tua percezione della differenza tra i regni superiori, il mondo sotterraneo e la pianura terrestre?
31 gennaio: verso quale animale sei particolarmente attratto?

Estratto da: Tiffany Lazic. “The Great Work: Self-Knowledge and Healing Through the Wheel of the Year”.

The Great Work





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